UNA STORIA DI MERDA
by Frank P.
C'era una volta  ...anzi, no.
Tanto tempo fa! ...o forse.
In un luogo lontano....
 OK questa è una storia di merda!
Letteralmente.
Li dove la desolazione aveva eletto il proprio regno, si consumava la storia di due fratelli. uno stupido "Sil" e l' altro poco intelligente "Bill".  La loro dimora, una fattoria che non ospitava né animali né colture, si stagliava come un'oasi di polvere in un deserto sterminato. Era l'eredità di Big Joe, il loro defunto padre, scomparso in un banale incidente stradale mentre accompagnava la moglie Emily dal parrucchiere. Sì, morta anche lei, 
Orfani e sprovvisti delle più elementari cognizioni che distinguono l'essere umano, i due si ritrovavano ora soli, padroni di tremila ettari di nulla. L'eredità paterna, oltre a questa landa desolata, annoveravano due pipe da tabacco, consumate dall'uso e intrise della salivazione vintage di Big Joe, e un pipistrello nero, colore paura  di Satana.
In un primo momento, l'istinto primordiale suggerì ai due dementi di cibarsi del volatile. Ma la vista del pipistrello, appeso a testa in giù e capace di ruotare il capo di centottanta gradi, li fece desistere. Decisero che fosse meglio lasciare l'animale alla mercé del suo destino, prigioniero nella gabbia.
Fu Bill, il meno ottuso, a rompere il silenzio con un'idea. "Proviamo a vendere le pipe."
"Ottima idea," mormorò Sil, come se un'illuminazione divina avesse squarciato le nubi dentro la sua mente fumante.
Si trascinarono entrambi da Stewe, figura poliedrica di quella comunità: amico, spacciatore, pappone, strozzino, sicario, l'uomo giusto al momento giusto, ti rompo il culo solo perché mi va!
Stewe esaminò gli oggetti vintage, le pipe intrise della bava secca del vecchio, e con un'espressione di disgusto sentenziò: "Con questi non ci accendo manco il camino."
La cruda realtà li colpì con la forza di uno schiaffo. Anche con le loro limitate capacità intuitive, i due fratelli capirono di essere definitivamente nella merda. Il grasso Bill realizzò che senza cibo, la sua esistenza si sarebbe troncata in poche ore, forse minuti. La ricerca di un lavoro divenne così un'urgenza improvvisa, seppur tardiva.
Le loro uniche capacità e competenze si riassumevano in due punti: sapevano come lavarsi ogni tre mesi e come percorrere cento metri in dodici anni. 
Il primo colloquio spettò a Sil, in un fast food dove il concetto di "fast" e "food" era un'astrazione. Si attendevano due ore per un pasto che, una volta arrivato, non era nemmeno cibo. non era ne fast ne food!. Essere assunti lì era più facile che allacciarsi le scarpe senza averle le scarpe. Sil, infatti, si ritrovò le scarpe in faccia dopo circa nove minuti, trascorsi nel tentativo di scrivere il proprio nome nella casella con scritto: "NOME"
Bill sembrò godere di maggiore fortuna, trovando impiego in una fabbrica di birra. Chiamò Sil, promettendo di fare ritorno la sera. Due ore dopo, Bill tornò ubriaco, senza lavoro ma con un fardello di sensi di colpa. Entrambi si esibirono in una danza di lacrime e disgusto, per poi decidere che era ora di agire, a qualsiasi costo.
Erano le due del mattino quando i due imbecilli si avvicinarono alla casa di Paul, un bastardo di 50 anni con una moglie, due figli, un'altra moglie e forse un altro figlio; insomma, un gran bastardo. Per il loro piano, Bill portava la pala del padre, quella usata per spalare la merda delle mucche – quando ancora le mucche c'erano; ora restava solo la merda. Cercarono di entrare dal retro, con la goffaggine di veri professionisti. Forzarono la porta ed entrarono. Evitare di fare rumore era un'impresa impossibile, ma la fame li aveva ormai resi audaci. Sil, con il sacco precedentemente usato per il mangime delle galline, mise dentro tutto ciò che trovò: scatole e frutta per lo più. Bill aprì il frigo, svuotandolo di ogni suo contenuto.
Poi, dei passi. Una voce. La sensazione di imbarazzo, paura, vergogna. Senza Pensarci fuggirono velocemente, Paul alle loro calcagna. I due persero la maggior parte del bottino ma scamparono alla cattura, raggiungendo finalmente la salvezza.
"È ora di mangiare," disse Bill. I due risero per tutta la notte in un parco ai confini della città. Di giorno quel luogo ospitava famiglie, ma la sera si trasformava in un rifugio tranquillo per due esemplari rari come loro.
La mattina seguente, si svegliarono tra pannolini verdi e l'odore di borotalco. Accanto a donne gravide e nonne rifatte, due poliziotti li osservavano. I due agenti, preoccupati che potessero mangiare i bambini , li condussero in centrale, arrestandoli per vagabondaggio e ubriachezza molesta.
Qualsiasi persona sana di mente non ne sarebbe stata contenta, ma loro sì. Perché potevano mangiare. Per loro, questo significava passare dalle stalle alle sberle. 
La festa durò solo un giorno. Ventiquattro ore dopo, i due coglioni erano di nuovo liberi, senza un soldo, affamati, stanchi e con un cervello utile solo a bilanciare il loro peso corporeo. Stavolta, fu Sil ad avere un'idea. "Commiseriamo dei crimini," disse. "Così potremo stare un po' in prigione."
Bill non era molto convinto, ma il suo stomaco iniziò a reclamare la dose quotidiana di carcasse, e decise che ci avrebbero provato. Il piano era semplice: una finta rapina in una casa per garantirsi almeno sei mesi dietro le sbarre; casa di Paul ovviamente. 
Ore 12:30 del mattino. Bill, brandendo la sua pala della merda, e Sil, con i suoi 110 chili di pura follia, entrarono in casa di Paul, facendo rumore e urlando come scimmie. Vicino all'entrata c'era Paul. Entrambi rimasero immobili per un secondo. Poi Paul si diresse verso il cassetto dei documenti e ne estrasse una Magnum .45, acquistata dopo la recente rapina. C'era già un proiettile in canna, pronta per gli stronzi che osavano rubare a casa di Paul!!. La mano trema, ma è tesa. I secondi si dilatarono in minuti, ma l'intuito non ha tempo, non bada alle leggi fisiche. L'intuito precede l'istante. Bill era istintivamente già in posizione di difesa e prese una decisione inconscia: colpire per primo. Un uomo di oltre cento chili con una pala che colpisce un cinquantenne calvo sulla testa crea un finale banale ma scontato. I due fratelli corsero. "Corri, cazzo!", urlò Bill, ma Sil, accecato dalle lacrime, cadde. Bill lo sollevò e lo trascinò con forza. Dovevano tornare a casa.
"È ancora giorno, ci avranno visto tutti," disse Sil.
"Scapperemo," rispose Bill. Per un attimo, entrambi pensarono la stessa cosa: "Quel bastardo ci aveva lasciato due pipe e un pipistrello." Si alzarono quasi contemporaneamente, come se avessero preso una decisione a parole, ma non fu così. Erano diretti da lui, il pipistrello. "Varrà qualcosa," disse Bill. "Non possiamo venderlo in città," replicò Sil. "Andremo lontano e faremo passare del tempo."
La città era Shametown, un crogiolo di figli di papà e un pullulare di figli di puttana. Lì si vendeva e si comprava di tutto; era il posto giusto per piazzare qualcosa di inutile come un pipistrello.
Bisognava scegliere bene, per non finire in qualche luogo pericoloso dove ci si sveglia in una vasca senza un rene, ma con una pedicure impeccabile.
Il locale si chiamava Zafir. Era un locale di merda, frequentato da gente di merda che, se dicevi "merda",  facevi un complimento alla gente!. Qui si vendeva e comprava di tutto: oro, argento, animali domestici, selvatici, estinti, organi, organi animali, bambini,  organi dentro bambini che crescevano per sostituire gli organi dei tuoi animali. Insomma, da Zafir si poteva fare ogni cosa. I due idioti si diressero alla cassa e mostrarono l'esemplare. Il signor Zafir, proprietario del locale di merda, vide il pipistrello e sentenziò: "Quel topo travestito da drag queen non lo voglio. Voglio tutto il resto."
"La gabbia?" chiese Bill.
"No, voglio la montagna d'oro dentro la gabbia," disse Zafir.
"La merda?" chiese Sil.
"Esatto," confermò Zafir. "La cacca di pipistrello è il miglior concime al mondo e il suo valore è di circa cento dollari al chilo." Aggiunse che quell'esemplare era unico e il valore triplicava.
Il povero bastardo non mangiava da giorni ma cagava l'anima, producendo quasi un chilo d'oro caldo e profumato, pagato duecentocinquanta dollari sull' unghia.
I due ebeti, increduli, provarono a mostrare le pipe a Zafir. Zafir le prese con grazia e le distrusse con un martello Maya da un milione e trecentomila dollari.
All'apparenza, sembrò un gesto di puro bullismo, come un coppino dal compagno di banco durante la lezione di storia. Ma in realtà, dentro le pipe c'erano due chiavi nascoste. Di nessun valore apparente, eppure dovevano pur aprire qualcosa.
Un grazie veloce a Zafir e i due erano già sull'autobus di ritorno, rigorosamente senza biglietto.
La ricerca durò ore, ma non trovarono nulla che si potesse aprire con quelle chiavi. Finché non decisero di compiere il gesto più estremo mai fatto: leggere. Leggere le ultime parole del vecchio, Big Joe per capirsi.
Le parole furono queste:
"Cari figli miei,
vi ho lasciato la mia eredità sepolta vicino alla casa. Avrete due chiavi, all'interno delle due pipe, una ciascuno, e vi serviranno entrambe per aprire la porta. Voi non avete mai chiesto il perché della mancanza di animali nella fattoria o perché non si produca frutta e verdura. Io non vi ho mai chiesto di aiutarmi nel mio lavoro. Ma quando non ci sarò più dovrete sporcarvi le mani anche voi, letteralmente. Dieci anni fa trovai una grotta, vicino al lago. Trovai degli amici divertenti, sempre allegri ma solo di notte. Scoprii che le loro feci potevano sostituire il mio lavoro sia in denaro che in fatica fisica, e anche il tempo con la mamma migliorò. Iniziai a vendere il guano nei primi anni ma poi scoprii che i miei amici erano sempre meno. Forse si erano adattati a vivere in una zona con troppi predatori e che adesso fosse arrivata la loro fine. Allora decisi: costruirò una porta così di giorno i predatori non potranno entrare, e la notte saranno liberi di cacciare le tenebre. E così feci.
Questi dieci anni, ogni giorno, ho aperto e chiuso la porta per permettergli di vivere e a me di vivere davvero. Spero che ve ne prendiate cura come ho fatto io e che sarete sempre assieme. Papà
P.S.: Sicuramente non avrete nemmeno letto la lettera perché siete due coglioni e come minimo avete pensato di andare in galera per sopravvivere. Spero siate ancora vivi. Non mangiate il pipistrello."
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